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Teoria del campo, dinamiche di gruppo e Occidente (Ektor Georgiakis)

Possiamo considerare l’Occidente come campo lewiniano ?  L’operazione è legittima se pensiamo che la civilizzazione occidentale presenta almeno due caratteri distintivi di un “campo di forze”. Il primo è una forte interazione fra le regioni. Il mercato, la cultura e il turismo sono tre tipi di legame che  collegano strettamente  i diversi Paesi che formano il campo occidentale. Il secondo è un evidente sentimento di appartenenza. I Paesi occidentali mostrano evidenti segni di attaccamento e di “orgoglio di squadra” al punto da condividere pienamente la missione di esportare il modello industriale-democratico-capitalista, in tutto il pianeta ed anche con la forza.

Fin quando l’URSS esisteva, il campo dell’Occidente era chiaramente delimitato, fortemente coeso e rappresentato dall’indiscussa leadership americana. La NATO era la proiezione bellica dell’unità del campo.

Fig. 1
 

Come si vede dalla figura 1, gli Usa (area rossa) avevano uno spazio (cioè un potere) molto ampio, una posizione centrale (cioè limitrofa a tutte le regioni), ed una forte pervasività (occupando tutti gli interstizi). Questa configurazione configurava un’evidente leadership degli Usa sull’intero Occidente. La quale era anche rafforzata dalla leadership che gli Stati Uniti avevano sull’intero Sudamerica, su gran parte dell’Africa e su buona parte dell’Estremo Oriente.


Con la caduta dell’impero sovietico, il campo occidentale ha iniziato un movimento tellurico lento ma inesorabile, i cui esiti appaiono piuttosto inquietanti. Il movimento nasce con l’accelerazione del processo di costituzione dell’Unione Europea, e di parallelo indebolimento della funzione della NATO. Se consideriamo il campo occidentale della fig.1 come un gruppo a leadership forte, con struttura a ruota e forte coesione, non possiamo non interpretare l’Unione Europea come una dinamica di creazione di un sottogruppo forte, candidato a sostituire la leadership Usa. A fine processo, l’UE diventerà un sottogruppo molto ampio in inevitabile competizione con la leadership.

Il campo occidentale si presenterà dunque in modo molto diverso.

Fig. 2
 

Come si vede dalla figura 2 il campo in azzurro, per numero di abitanti, forza economica, peso culturale, occupa circa una metà del campo. Il suo peso sul campo Occidente, equilibra e limita quello statunitense. Gli Usa in questa configurazione (corrispondente alla situazione odierna) mantengono la leadership, per tre fattori:

1)      nel campo europeo ci sono regioni (Paesi) come l’Inghilterra, l’Italia, la Spagna che hanno come riferimento più gli Usa che l’Unità Europea (regioni segnate in rosso, dentro l’area azzurra);

2)      esiste una zona cuscinetto, costituita dai Paesi europei (regione in  rosa) a non ancora entrati nella UE, che mantengono verso gli Usa la subalternità  tipica dei neo-convertiti

3)      gli Usa hanno ancora la leadership della civiltà occidentale, mantenendo inalterata la supremazia verso Paesi come Canada e Australia, gran parte del Sudamerica, dell’Africa e dell’Asia.

In questa fase di transizione ci sono alcune evidenze di facile interpretazione, che ci aiutano a capire molti avvenimenti politici. La prima è che gli Usa, malgrado le dichiarazioni contrarie rese per motivi diplomatici,  non possono non considerare negativamente l’Unione Europea. Così come nessun leader di un piccolo gruppo può salutare con entusiasmo l’emersione di un sottogruppo. Il fenomeno dei sottogruppi ha sempre il significato di una rottura e di una potenziale competizione o di un possibile conflitto fra Regioni del gruppo. Se l’Europa cerca un’unità diversa da quella dell’Occidente, significa che una porzione del campo vuole marcare la sua differenza e non totale appartenenza, e significa anche che si pone come futura leadership del campo stesso.

In termini concretissimi, l’euro è una minaccia pesante per il dollaro. Quando nel mondo l’euro avrà la stessa diffusione e lo stesso valore del dollaro, gli Stati Uniti subiranno un duro colpo economico.

Non è fuori luogo pensare che la guerra del Kosovo e dell’Iraq, abbiano avuto lo scopo (fra gli altri) di mettere fra le ruote dei Paesi Europei il bastone di contraddizioni capaci di rallentarne l’unificazione. Per l’Europa, avere la piaga dei Paesi balcanici in perenne fermento, ed essere omologata agli Usa nel conflitto con l’Islam, è una condanna.

La seconda evidenza è che Francia e Germania si sono poste, in relazione alla guerra all’Iraq, come un asse capace di assumere la leadership del sottogruppo Europa. Aldilà delle questioni formali e procedurali, è ovvio che ogni posizione distintiva dell’Europa dagli Usa assume il senso di accelerare la creazione della unità del sottogruppo, e la sostituzione della leadership.  E’ trasparente che la leadership americana punta alla creazione di un regime imperiale occidentale, da imporre al pianeta, il cui destino nel medio-lungo termine sarà lo scontro con l’Islam prima e con l’Oriente poi (al peggio, con Islam e Oriente insieme). L’emersione di una leadership europea è l’unico antidoto ad un futuro scontro di civilizzazioni, proprio per la natura “mediana” dell’Europa e dei Paesi del  mediterraneo in particolare

La terza evidenza è che il processo di sostituzione della leadership americana sarà completo quando nella UE saranno entrati prima i Paesi dell’Est europeo e poi la grande madre Russia. A quel punto il campo Occidente vedrà gli Stati Uniti in una posizione sicuramente minoritaria (Fig.3).


 

Nella Figura 3, la Regione  blu scuro rappresenta la Russia e l’Est europeo, quella azzurra l’attuale europa. La Regione rossa rappresenta gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

Considerando questa configurazione, non è difficile ipotizzare che gli Usa faranno qualsiasi cosa, legale e non, per ostacolare e rallentare questo processo. Per esempio, rafforzando l’alleanza con l’Inghilterra, in funzione anti-unionista.

La leadership Usa  dell’Occidente sarebbe indebolita anche per una diminuzione dell’appeal verso gli attuali Paesi aggregati all’Occidente, per via coloniale, commerciale, monetaria o militare.
Un’ Europa allargata avrebbe una forte attrattiva verso molti paesi ex-coloniali dell’Africa, il Canada francofono, il continente sudamericano. Inoltre, se dopo la guerra all’Iraq gli Usa perderanno ogni potere di mediazione nel conflitto arabo-israeliano, sarà l’Europa ad avere qualche punto di credibilità.