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L'arte della conversazione è moribonda (Guido Contessa)

La conversazione è uno scambio verbale tra due o più persone, prevalentemente di carattere informale e basata sulla lingua parlata. La conversazione è un incontro, un modo di conoscersi, di riconoscersi, un modo per prendere dimestichezza con l'altro. La conversazione è il primo passo e poi l'alimento di ogni relazione.
La conversazione (anche dialogo o colloquio) si evolve in comunicazione, che è la "messa in comune" di idee o sentimenti, e può diventare una relazione, cioè un legame. Il quale a sua volta è alimentato da comunicazioni e conversazioni ripetute.
La conversazione è il carburante di ogni legame fra parenti, amici, colleghi, amanti.

Perchè ciò avvenga occorre una precondizione: la reciproca valorizzazione fra soggetti diversi. Si conversa fra soggetti che hanno vite, opinioni, culture, bisogni e sentimenti diversi, ma che provano interesse e curiosità gli uni per gli altri. Non solo la conversazione prevede la valorizzazione, ne è anche una conferma. Essere interessati e curiosi verso l'interlocutore è un modo immediato di riconoscerne il valore. Conversare e dialogare con qualcuno significa inviare il messaggio che questo qualcuno ha un'identità e un valore, cui siamo interessati.

Il paradigma della conversazione odierna è quella che ogni giorno intratteniamo col negoziante sotto casa. Come sta? Bene, grazie, è lei? Bene. Cosa posso fare per lei? Mi dia un etto di cotto. In questa conversazione i soggetti sono assenti e la conversazione è meramente strumentale. Questo modello è dilagante. E' passato dalle mere relazioni strumentali, a molte relazioni affettive fra parenti, amici, coniugi. Per evitare le conversazioni che portano al dialogo, alle comunicazione ed alla relazione ci sono alcuni comportamenti che possiamo descrivere sinteticamente.

1. Il comportamento silenzioso o monosillabico
In coppia o nei gruppi è molto frequente il "sì, no, boh, ok". Il soggetto o non parla o si esprime con monosillabi. In genere si tratta di un soggetto che vuole mantenere il controllo ed evitare la relazione. Il meta-messaggio è che l'interlocutore non ha alcun interesse o valore: non merita molte parole.Lo sanno molto bene quei genitori che ogni giorno chiedono ai figli "Come è andata a scuola?" ricevendo un "Bene!", e sono rassegnati a non aspettarsi un "E tu al lavoro?", che non arriverà mai perchè i figli non trovano i genitori abbastanza interessanti. Nei gruppi amicali o familiari, il comportamento monosillabico è tipico di chi pensa di non avere niente da dire o che gli altri non abbiano un valore che compensi lo sforzo di conversare.

2. Il comportamento che si esprime solo col "cazzeggio"
Specie fra i giovani, ma non solo, il comportamento più diffuso è il "cazzeggio". Scherzi, barzellete, battute, lazzi sono per molte persone il solo modo di dialogare. Lo stesso accade per molti gruppi amicali o familiari. Tutti hanno l'agghiacciante esperienza di bevute, cene o cerimonie il cui unico modo di conversazione è il cazzeggio. La scusa (più o meno esplicita) è "evitiamo i discorsi seri", oppure "non parliamo di politica o di sport, sennò litighiamo".

3. Il comportamento ipernarcisista ("parliamo di me: sono il mio argomento preferito")
In coppia o in gruppo, il comportamento conversazionale ipernarcisista è ammorbante. Si tratta di qualcuno cui fai la domanda: come va? e per l'ora seguente devi sorbirti disavventure familiari e di lavoro, diagnosi cliniche, storie di vacanze, fino (per i più audaci) agli aneddoti dell'infanzia. Naturamente il vero narcisista si guarderà bene dal fare a te, dopo il comizio, la stessa domanda: in genere, gli arriva una telefonata cui non può non rispondere, un impegno urgente lo chiama altrove, o un altro interlocutore gli offre la possibilità di continuare a parlare di sè (il suo argomento preferito). Ci sono persone che ti raccontano tutto di sè, senza neppure chiederti come ti chiami: non sei così interessante.

4. Il comportamento pettegolo ("parliamo male di tutti gli assenti")
Molte conversazioni hanno un unico contenuto: i pettegolezzi e le maldicenze riguardanti gli assenti. Indiscrezioni, aneddoti piccanti, allusioni scandalose su amici, colleghi di lavoro, familiari alimentano la conversazione. In tal modo i due soggetti dialoganti sono interessanti solo come "fonti" di informazioni indiscrete. Il dialogo assomiglia a rapporti di spionaggio o a settimanali da parrucchiere, più che a un modo per conoscersi.

5. Il comportamento escludente
Questo comportamento avviene anche nelle coppie. Anni fa lui e lei camminavano con la radiolina attaccata all'orecchio di lui (interessato più alla partita che a lei). Oggi lui e lei stanno allo stesso tavolo del ristorante ma lei chatta con l'amica e le manda la foto del piatto ordinato.
Però è più diffuso nelle conversazioni fra più di due persone. Si verifica quando alcuni soggetti hanno un'esperienza o un interesse comune ed altri no. Tre persone si incontrano: due iniziano a conversare del campionato di calcio; il terzo, che ama la scherma, è escluso. Cinque anziani si incontrano al bar e tre di loro si buttano in una conversazione su acciacchi, diagnosi, malattie e operazioni. I due restanti, in buona salute, sono esclusi. A Natale o Pasqua tutti hanno fatto l'esperienza desolante della mangiatona familiare nella quale i parenti stretti passano ore in conversazioni sui ricordi del passato, mentre i parenti acquisiti (nuore, generi, suoceri, cognati, nipoti, ecc.) cedono alla sonnolenza: tanto nessuno presta loro attenzione.
E non capita mai, nemmeno per caso, che agli esclusi venga chiesto di parlare di ciò che interessa loro. Chi non parla di sport stia zitto, chi non conversa di guai sanitari non merita ascolto, chi non è parente stretto si rassegni al ruolo di ospite-spettatore.

L'assegnazione di un valore ad un soggetto diverso, implica concepire se stessi come valore parziale, incompleti ma portatori di qualcosa da scambiare, alla ricerca di legami che contaminino, integrino ed arricchiscano.

Oggi, la conversazione è moribonda e quindi anche le relazioni non stanno molto bene. La ragione del declino della conversazione risiede proprio nello scarso valore attribuito all'altro, che a sua volta dipende dallo smisurato o dall'infimo valore attribuito a sè. Non siamo interessati agli altri o perchè siamo troppo interessati a noi o perchè ci consideriamo troppo poco interessanti per contribuire a un dialogo o a un legame.

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